Mangià (featuring Sergio the Italian Dog and Frankie The Italian Cat)

E’ il 1983, in quell’anno vince il festival di San Remo “L’Italiano” di Toto Cutugno.
Probabilmente la migliore colonna sonora per il gioco che, nello stesso anno, la Spectravideo fece uscire per l’Atari 2600. “Mangià”.Come in quel brano, infatti, la malinconia, l’ironia e una sottile inquietudine permeano anche il gioco in questione.
Una volta fatto partire, un’italica tarantella ci mette già a nostro agio, introducendoci ad una scena di vita italiana. Interno giorno: una tipica cucina italiana, con un modesto lampadario, delle pretenziose tende blu oltremare alla finestra, il quadro appeso con il ritratto di povero nonno. Al centro, un tavolo e una sedia, su cui è assiso il ragazzo italiano.
La scena comincia con la Mamma che serve in tavola un piatto di spaghetti. Poi torna al lato destro dello schermo dove, probabilmente, ci sono i fornelli. Dopo poco, torna con un altro piatto, anzi due. Poi ne porta altri. E poi altri.
Il ragazzo osserva tutto ciò con un certo malcelato nervosismo, tradito dall’agitare continuo delle sue gambe, che penzolano da una sedia drammaticamente grande. Lui evidentemente già sa quello che sta succedendo e quello che deve fare per cercare di scamparla. Deve mangiare gli spaghetti, ovvio, ma senza esagerare (noi sappiamo che dopo una ventina di portate schiopperebbe come in un film dei Monthy Pyton) e senza far accumulare i piatti sulla tavola, che altrimenti rischia di crollare facendogli perdere anche in questo caso una vita. Per fortuna ci sono Sergio the Italian Dog e Frankie the Italian Cat, i cuccioli di casa. Evidentemente ghiotti di pasta, i due si aggirano per la cucina o si affacciano alla finestra, aspettando fugaci razioni di pastasciutta. Il ragazzo quindi (e noi con lui) si destreggia tra il sorridere soddisfatto a mammà e il lanciare i piatti alle bestie. Ma senza farsi scoprire, perché altrimenti sono penalità. E le penalità sono altra pasta, e altra ancora.
Mangià è un gioco a ondate; ogni stage termina quando finiscono i piatti e al salire del livello corrisponde un aumento delle portate e della velocità con cui sono servite.Ma soprattutto, Mangià è il gioco di un ragazzo italiano che lotta, che insiste a lottare, anche se sa che ogni pranzo e ogni cena saranno così. Sarebbe facile lasciarsi andare, mangiare fino a deflagrare e poi sperare nei servizi sociali e nell’adozione. No, lui lotta e resiste. Per amore verso la mamma che freneticamente, istericamente, lo intoppa di pastasciutta calda e fumante, colante sugo fresco (mica quello nelle bottigliette di oggi, mica un sugo pronto). Lui percepisce, come noi, un dramma nel dramma, la fragilità che quegli occhi vacui lasciano intravedere. Questa mamma italiana inizio anni 80 pensa che è poco, pensa che non è mai abbastanza. Oppure c’è dell’odio in tutto questo, una vendetta indiretta verso la situazione in cui si trova ora, uno sfogo? Quali pensieri la tormentano in quel tracciato tra il tavolo e i fornelli, quali sogni si sono impantanati lì? Cosa ribolle, insomma, cosa si è scotto?
Mangia bello di mamma, che sei sciupato!

I corsivi sono originali, dal libretto.

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